Il vino dei Greci

Il vino dei Greci

mosaico di bacco santa filitica

La ricerca di trovare metodi sempre differenti di affinamento dell’uva e del vino è in continua evoluzione.
Abbiamo già parlato dei vini affinati nelle profondità marine e lacustri nel nostro articolo che potete trovare al seguente link VINI ABBISSALI “Underwater Wines”

A volte per farlo si guarda anche al passato, in questo caso a chi il vino lo ha creato ovvero i greci e romani.

Sull’isola di Chio in Grecia, 2500 anni fa l’uva veniva fatta riposare in mare prima della pigiatura.
Un segreto che i produttori custodivano gelosamente e che rendeva il loro vino particolarmente aromatico.
Quello di Chio era un vino dolce e alcolico, considerato un prodotto di lusso già a quei tempi.

Ai giorni nostri, alcuni produttori stanno riscoprendo e reinterpretando questa metodica.

In Sardegna abbiamo avuto modo di contattare Tenuta Asinara, che produce un vino con questo metodo, prendendo spunto da alcune testimonianze degli anziani del luogo, e dal mosaico di Bacco presente nella villa romana di Santa Filitica, in territorio di Sorso, che confermano inequivocabilmente l’antica tradizione romana di immergere nelle acque marine le uve appena vendemmiate.
A distanza di secoli, la Famiglia Sassu, proprietaria dell’azienda, ha deciso di non disperdere la tradizione cosi legata al territorio e con l’utilizzo della tecnologia e di un elicottero, ha immerso nelle acque del golfo dell’Asinara, uve di Vermentino appena vendemmiate, da vigneti di proprietà allevati a cordone speronato, su terreni argillosi-sabbiosi a circa 50 metri slm nelle campagne di Sorso (SS).
ll, sale marino rimuove dagli acini la pruina, sostanza cerosa che li riveste, accelerando il processo di disidratazione, portando l’uva a perfetta maturazione.
Inoltre, per osmosi, il sale penetra anche all’interno dell’acino svolgendo un’azione antiossidante e disinfettante naturale che permette di non utilizzare solfiti aggiunti.
Dopo una pressatura soffice dei grappoli non interi, segue un affinamento di 8 mesi in tonneau di rovere austriaco, sulle fecce fini a temperatura controllata con bâtonnage ed 1 mese di affinamento in bottiglia.
Il risultato è “Cayenna Submariner” un vino unico e irripetibile, figlio della tradizione più antica, in grado di regalare un’ esperienza degustativa unica.

Di questo vino l’azienda ci ha voluto omaggiare con dei campioni che abbiamo avuto modo di degustare.


Un colore giallo paglierino intenso che ti mostra subito che si tratta di un vino deciso;
Al naso profumi di mare, iodio , macchia mediterranea, agrumi e frutti tropicali;
Al palato si percepisce la sapidità e le note agrumate bilanciate con la morbidezza e corposità, in un equilibrio dato dall’affinamento, e una alcolicità di 14% circa ben integrata.

Si abbina molto bene con piatti di mare e formaggi a pasta molle e di media stagionatura.

Un vino a produzione limitata di circa 1000 bottiglie a cui sono stati assegnati Quattro viti della Guida Vini Ais VITAE 2023 e 90/100 della 5StarWines the Book 2023 Vinitaly.

Cayenna Submariner

Altro progetto sardo è quello di Andrea Pala, eletto, da una giuria di esperti, miglior giovane enologo d’Italia.
Grappoli di Vermentino sono stati immersi per un breve periodo in mare, nei fondali dell’isola privata di Culuccia, davanti all’arcipelago della Maddalena.
Gli acini sono stati poi fatti appassire su dei graticci e sono poi stati vinificati per ottenere il Donna Ma’, prodotto da un’azienda agricola in poco più di 500 bottiglie, che non è stato messo in commercio.
Dal punto di vista alcolico, il vino ha una gradazione di 13% e non presenta alcuna differenza con altri vermentino prodotti in modo ‘tradizionale’.
Dal punto di vista organolettico, invece, cambia qualcosa, il sale marino ha accentuato le caratteristiche salmastre e la sapidità del vino.
Top secret il tempo che i grappoli hanno trascorso in mare, così come la profondità in cui sono state immerse le nasse.

Questo procedimento è stato riprodotto anche all’isola d’Elba da uva Ansonica, uva a bacca bianca, probabile incrocio di due antiche uve dell’Egeo, il Rhoditis ed il Sideritis originarie proprio dell’isola di Chio.
In Italia sono presenti cinque cloni omologati coltivati in Sicilia, Isola d’Elba, Argentario, Isola del Giglio, Sardegna.
Questa uva presenta un acino grosso, con una buccia spessa e pruinosa con un succo particolarmente aromatico.
Per la notevole consistenza della buccia questa uva si presta ad un appassimento al sole e proprio per queste sue caratteristiche, la cantina Arrighi, con l’ausilio dell’Università di Pisa e del professor Attilio Scienza, ordinario di viticoltura all’Università di Milano, ha immerso i grappoli a sette metri vicino alla costa di Porto Azzurro per cinque giorni, all’interno di campane di vimini, delle nasse artigianali, realizzate dai pescatori di Castelsardo, in Sardegna.
Segue un appassimento al sole, con un aumento della concentrazione zuccherina, aromatica e fenolica e un successivo affinamento in anfore di terracotta con tutte le bucce, dopo la separazione dei raspi.
Dopo un anno in affinamento in bottiglia, si ottiene un vino estremamente naturale, molto simile a quello prodotto 2500 anni fa.
Cosi nasce Nesos il cui nome deriva dal termine “isola” in greco antico, che per la sua densità all’esame visivo sembra quasi un passito.
A detta del produttore al naso ricorda le aldeidi, la vernice, lo smalto, ha dei sentori di mandorla.

Della vendemmia 2018, sono state prodotte solo 40 bottiglie ed è stato presentato al Vinitaly del 2018.

L’universo enologico non si ferma, ed offre sempre nuovi spunti, con uno sguardo al passato, per viaggiare in un calice di vino… senza perdersi in un bicchiere d’acqua.